Secondo il rapporto a cura del dipartimento dello sviluppo Internazionale della Gran Bretagna, del Global Impact Investing Network e di Open Capital Advisors, i fondi di Impact Investing hanno investito quasi 10 miliardi di dollari in Africa Orientale negli ultimi sedici anni, veicolando capitali tramite oltre 1.000 investimenti diretti.  Il 14% di tale ammontare proviene da investitori privati e Family Office, il restante 86% dalle istituzioni finanziarie dedicate allo sviluppo (DFIs). I fondi di Impact Investing sono inoltre co-finanziati dalle agenzie statali dei paesi sviluppati, da grandi banche occidentali e da multinazionali che operano nel settore degli aiuti socio-umanitari.

Gli investimenti, atti a promuovere progetti di impact con obiettivi sociali e climatici, convergono a Nairobi, dove i principali fondi hanno stabilito la propria sede, rendendo il Kenya il centro di coordinamento dei progetti di Impact Investing nella regione.

I capitali vengono dunque ripartiti tra i progetti socio-ambientali presenti in tutto il territorio dell’Africa Orientale e sono anche impiegati per finanziare la crescita di Piccole e Medie Imprese sociali. Attraverso l’afflusso di denaro e la crescente attenzione degli investitori si cerca di aprire nuovi canali in Africa sub-sahariana, evitando di allocare le risorse in un unico paese e seguendo le opportunità di investimento nei diversi mercati.

distribuzione risorse allocate in Africa Orientale

Il Kenya ha ricevuto oltre il 50% dei capitali affluiti, l’Uganda il 13%, la Tanzania il 12%, l’Etiopia il 7% e il Rwanda il 4%. Ciò a causa della presenza in territorio keniota di forza lavoro maggiormente istruita e di un’economia di mercato più aperta agli scambi internazionali, rispetto ad altri paesi della regione. Tuttavia, come per altre località, la natura informale di molte imprese comporta una sfida per gli investitori e si riflette in un numero ancora esiguo di exit di successo.  Molte tra le potenziali società target da finanziare hanno piccole dimensioni e, a causa della carenza di personale senior specializzato e del limitato accesso al credito da parte delle banche, non risultano essere in grado di gestire in maniera efficiente i capitali ricevuti. Tali Piccole e Medie Imprese risultano essere maggiormente vulnerabili a fenomeni naturali o a politiche di crescita del paese, che possono rapidamente influenzare l’ambiente nel quale operano.

Il settore che attrae maggior interesse da parte degli investitori stranieri è quello dei servizi finanziari, per la possibilità di raggiungere una base di clienti numerosa attraverso le imprese locali, da anni operanti sul territorio. Qui viene investito circa il 30% del capitale erogato sia dalle istituzioni finanziarie per lo sviluppo (DFI) che da investitori non – DFI. Seguono l’agricoltura, il settore energetico, il turismo.

Opportunità per il futuro

L’Africa orientale ha bisogno di posti di lavoro, cibo ed elettricità. Pertanto, l’agricoltura, le energie rinnovabili e l’acquacoltura sono i settori con le più grandi opportunità, secondo il rapporto del dipartimento dello sviluppo Internazionale della Gran Bretagna, del Global Impact Investing Network e di Open Capital Advisors.

Opportunità in Africa

L’agricoltura in particolare contribuisce più del 30 per cento al PIL dell’Africa orientale, impiega il maggior numero di persone e ha la capacità di approvvigionare tutta la regione.

Le prospettive per il futuro fanno prevedere un aumento generalizzato delle opportunità di investimento grazie a una rapida crescita della classe media, a un migliore ecosistema di business e ad un’espansione dei prestiti alle PMI da parte del settore bancario, dei fondi convenzionali e di quelli impact.