Auto d’epoca, opere d’arte e vini sono investimenti alternativi che stanno diventando parte integrante dell’asset allocation dei detentori di grandi patrimoni.

Secondo quanto riportato nel report “The Classic Car: History, passion and investment” di AXA Art, comparando le auto d’epoca ad altri collectibles e investimenti internativi emerge l’incremento dei rendimenti dell’investimento nel lungo periodo.

Valutando il rendimento a sette anni, si nota come le auto d’epoca abbiano registrato un tasso di crescita del 267%, superando quasi ogni altra forma di investimento quale, ad esempio, l’arte contemporanea (192%), gioielli (153%), S & P 500 (94%), vini d’annata (53%).

AXA Art e Ademy (Automotive Data Evaluation Market Yield) hanno analizzato i trend e le tendenze nel mercato delle auto d’epoca, valutando le vendite intercorse nelle aste. Negli ultimi dodici mesi, si è osservata una flessione del fatturato, accompagnata da un incremento delle vendite. Questo dimostra un eccesso di offerta, comportando una contrazione nei prezzi e, conseguentemente, un calo delle vendite. Le transazioni sono state numerose (7.443 veicoli venduti) ma il fatturato è calato del 7% rispetto all’anno precedente, realizzando 890 milioni di euro. L’indice di volume delle Classic Car stimato da Ademy, nel 2017 si attesta a quota 335 punti, in flessione rispetto all’anno precedente. È basato sul fatturato delle aste e racchiude tre macro indici: il Top Lot Classic Car Index (625punti), rappresentativo delle auto vendute oltre un milione di euro, il Mid Cap Classic Car Index (300punti), rappresentativo delle auto vendute a un prezzo superiore a 100mila euro e lo Small Cap Classic Car Index (385punti), rappresentativo delle auto vendute a meno di 100mila euro. Il segmento Top Lot rappresenta il 2% degli scambi di auto d’epoca e genera circa il 40% del fatturato mentre il segmento Small Cap rappresenta il 70% delle vendite sul mercato.

Secondo quanto riportato nel Report, il mercato delle auto d’epoca è globale. Gli Stati Uniti sono leader di mercato, sia per i volumi trattati sia perché gli appassionati statunitensi collezionano auto sia Europee che di produzione USA. L’Europa, invece, rappresenta il secondo mercato, e i collezionisti europei prediligono vetture storiche europee. Si stima che presto entrino nel mercato anche i collezionisti cinesi che, soprattutto nel mercato dell’arte, stanno incrementando il proprio potere d’acquisto. Incidono su questo mercato le riforme e le normative in termini di regolamentazione fiscale che possono influenzare sia sul mercato globale che nazionale.

Dal punto di vista delle singole economie, è facile prevedere che quei paesi dove il mercato mobiliare e/o immobiliare rimarranno stabili attrarranno volumi di auto classiche e questo farà aumentare gli indici globali.