Sono allarmanti i numeri che derivano dal World Inequality Report 2018, indagine che mappa a livello globale il fenomeno della disuguaglianza e che è stato il frutto di ricerche di oltre 100 ricercatori che hanno lavorato su un database attualmente accessibile a chiunque. Ciò che emerge è che la disuguaglianza nel mondo, seppur con differenze geografiche, è aumentata ovunque, derivante da un aumento esponenziale della ricchezza in mano al 10 per cento più ricco della popolazione. Infatti, a livello mondiale, tra il 1980 e il 2016 l’1 per cento più ricco della popolazione mondiale ha captato il doppio della crescita economica rispetto al 50 per cento più povero.

Esistono differenze internazionali. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi al mondo con maggiore disuguaglianza ma il record è stato toccato dal Medio Oriente dove, nel 2016, la porzione di reddito nazionale nelle mani del 10 per cento più ricco è stata pari al 61%. L’Europa rimane tra le più moderate insieme a Cina e Russia dove non si supera il 40%. Tuttavia, il trend globale degli ultimi decenni indica un aumento generalizzato delle diseguaglianze che sono aumentate soprattutto in Stati Uniti, in Cina, India e Russia negli ultimi 30 anni.

Questo dato, di per sé indicativo per le implicazioni sociali intrinseche, diventa preoccupante se confrontato con l’incremento demografico che si prevede per i prossimi anni in alcune aree geografiche come l’Africa, dove si rileva una percentuale di reddito del 55% in mano al 10 per cento più ricco della popolazione.

Il fenomeno si accompagna a una riduzione costante della porzione di ricchezza di proprietà pubblica, della collettività, a vantaggio di quella privata. Gli stati hanno progressivamente diminuito la loro funzione regolatrice dell’economia e non sono riusciti a frenare le diseguaglianze, ridistribuendo i redditi. In questo senso l’Europa si è dimostrata maggiormente progressista, implementando degli strumenti in grado di limitare la crescita delle diseguaglianze. Una tassazione progressiva, la garanzia di un reddito minimo e l’incremento di servizi pubblici ha permesso di ridurre la crescita della forbice tra ricchi e poveri.

A queste conclusioni giungono anche i risultati dell’ultimo rapporto Oxfam, “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza“, presentato all’Annual Meeting del World Economic Forum da cui emerge che L’1% più ricco della popolazione mondiale detiene quanto il restante 99% ma si arricchisce sempre di più. Secondo Oxfam, l’82% dell’incremento della ricchezza netta registrato nell’ultimo anno è stata appannaggio dell’1% della popolazione.  Mentre il 50% più povero della popolazione mondiale, che oggi conta 3,7 miliardi di persone, non ha minimamente beneficiato di tale incremento.

Focus sull’Italia

Nel rapporto Oxfam viene fotografata anche la situazione Italiana che conferma una crescita nella concentrazione della ricchezza. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale.