Le PMI italiane stanno attraversando un periodo di profonda trasformazione nell’ intento di cogliere le opportunità che offre un mercato competitivo sempre più in trasformazione  focalizzandosi sui propri punti di forza e sul tentativo di superare le debolezze strutturali che da sempre le caratterizzano. Le piccole medie aziende più virtuose, e anche le più coraggiose, stanno affrontando nuove sfide impegnative quali gli effetti della rivoluzione digitale, il processo di internazionalizzazione e l’innovazione di prodotto e di processo. Si tratta di sfide che comportano non soltanto un cambiamento culturale radicale ma anche la necessità di disporre di risorse finanziarie dedicate che il sistema bancario solo in parte riesce a soddisfare.

Nello stesso tempo, specialmente a partire dal 2017 le leggi di bilancio hanno avuto, seppure con diversa efficacia, l’intento di incentivare strumenti finanziari, alternativi al canale bancario, in grado di dirottare il risparmio sulla crescita dell’economia reale.

Nella legge di bilancio 2017 il governo ha introdotto alcuni incentivi fiscali a sostegno degli investimenti a lungo termine con particolare focus sugli investimenti digitali e ha introdotto i Piani Individuali di Risparmio (PIR) che hanno generato una liquidità crescente sui mercati azionari a beneficio di un incremento dei volumi degli scambi, delle valutazioni delle aziende e nuove IPO sui mercati dedicati alle Piccole Medie Aziende. Il mercato non regolamentato AIM, giudicato il naturale approdo per le imprese di minore dimensione, ha visto a partire dal 2017 un incremento significativo delle IPO che ha portato le società quotate in tale segmento da 77 (inizio 2017) a 113 alla fine del 2018.

L’indiscutibile successo dei PIR ha contribuito ad incanalare flussi abbondanti di liquidità verso l’economia reale e verso le PMI, da sempre ai margini dei finanziamenti non bancari, e ha permesso alle stesse PMI di potere guardare ai mercati dei capitali a loro dedicati (principalmente AIM e STAR) in maniera più consapevole e concreta. L’effetto positivo non si è fatto attendere e la filiera dei prodotti e dei servizi di Borsa Italiana che spaziano dal vivaio di Elite (è stato raggiunto e superato il target di 1.000 PMI partecipanti), ai mercati MTF (non regolamentati) di AIM per l’Equity ed ExtraMot per il debito, fino ad arrivare al segmento STAR per le aziende più virtuose, hanno registrato un incremento di scambi, valori e liquidità a disposizione delle imprese grazie anche ad un sensibile maggiore interesse di investitori specializzati “PIR compliant”.

Scendendo un po’ più nel dettaglio dello sviluppo del mercato AIM, si nota come siano state particolarmente frequenti le IPO relative ad aziende del settore industriale (invertendo un trend di quotazioni molto ridotte nel passato) e del settore digitale, confermando la validità del piano nazionale “Industria 4.0” che ha previsto, oltre a misure di carattere fiscale quali iperammortamenti e credito di imposta sulla ricerca e sviluppo, alcune iniziative per agevolare la finanza a supporto delle PMI. Rientrano in queste iniziative, oltre alla detassazione dell’investimento in PIR, anche le detrazioni fiscali per gli investimenti in start up e PMI innovative, la possibilità di dedurre le perdite di start up (dei primi quattro anni) da parte di società sponsor e azioni dirette alla canalizzazione di parte della finanza raccolta verso i fondi di Venture Capital. Un altro fenomeno degno di attenzione è stato il numero crescente di SPAC che hanno raggiunto la quotazione in AIM. La SPAC è un veicolo molto snello ed efficace nel fare approdare in Borsa aziende italiane con buoni fondamentali economici e finanziari dotandole di risorse per lo sviluppo.

Il trend positivo di sviluppo del 2017 è stato accompagnato anche da una congiuntura favorevole dopo circa otto anni di crisi economica e finanziaria. Il 2018 era iniziato sotto i migliori auspici in quanto il governo è intervenuto direttamente a sostegno della quotazione nella legge di bilancio 2018 rafforzando con alcune misure correttive l’efficacia dei PIR e soprattutto prevedendo un deciso taglio dei costi di quotazione a carico delle PMI attraverso un credito di imposta del 50% sui costi di consulenza sostenuti nel processo di IPO. Tale misura è stata accolta con estremo favore dalla comunità finanziaria e avrebbe dovuto portare un effetto dirompente sulle PMI che si approcciano alla quotazione che potranno diventare appetibili anche a livello internazionale e attrarre nuovi investitori istituzionali.

Come sappiamo, nella seconda parte del 2018, a causa sia di fattori macroeconomici di incertezza sia di fattori interni alla nostra economia, la spinta di tali strumenti si è un po’ attenuata, assistendo ad un progressivo raffreddamento degli investimenti esteri e ad una maggiore cautela sulle aspettative di crescita da parte degli imprenditori.

Tuttavia gli incentivi allo sviluppo delle PMI e delle start up rimangono molto interessanti in quanto la legge di bilancio 2019 ha confermato le incentivazioni precedenti, modificandone in parte alcune misure, e spinto in maniera molto sostenuta sia nelle facilitazioni per i business angels che investono nelle fasi pre-seed (sviluppo dell’idea imprenditoriale) e seed (sperimentazione) delle start up innovative, sia nei fondi per l’accelerazione della crescita e infine negli sgravi per l’acquisizione di start up da parte di grandi aziende agevolando la fase di exit per le nuove aziende innovative.

Vediamo in concreto quali sono i principali provvedimenti per lo sviluppo adottati nella legge di bilancio 2019:

  1. Intervento sui PIR per indirizzare in misura maggiore le risorse finanziarie verso l’economia reale. Come noto, i PIR sono “contenitori fiscali” che, se mantenuti per almeno 5 anni, garantiscono all’investitore l’esenzione dalla tassazione di eventuali plusvalenze. Originariamente il PIR aveva il vincolo di investimento di almeno il 70% in aziende italiane, di questo 70% almeno il 30% doveva essere investito in PMI non quotate in mercate regolamentati. La manovra per il 2019 ha rinforzato questo obiettivo sostenendo in misura maggiore le PMI  e le start up. Viene infatti previsto che i PIR investano almeno il 3,5% del patrimonio sul mercato AIM e un addizionale 3,5% sui fondi di Venture Capital. Si attendono i decreti attuativi che seguiranno all’avvenuta autorizzazione della Commissione Europea. Purtroppo il legislatore non è intervenuto sui limiti di investimento ( massimo 30 mila euro all’anno e 150 mila in 5 anni) rendendo poco appetibile questa tipologia di investimento alla clientela private.
  2. Per quanto riguarda gli investimenti in startup e PMI innovative, viene aumentata dal 30% al 40% la detrazione dall’imposta per le persone fisiche e la deduzione dal reddito per le persone giuridiche.
  3. Viene inoltre introdotto un incentivo per favorire le acquisizione di start up innovative, le società investitrici potranno dedurre dal proprio imponibile il 50% del valore dell’investimento nel caso di acquisizione del 100% di start up innovative, a condizione che tali quote siano mantenute per almeno 3 anni. Tale disposizione agevola la exit dei soggetti che avevano precedentemente investito nella start up anche tramite una campagna di crowdfunding.
  4. La raccolta di capitali attraverso piattaforme che facilitano l’incontro fra domanda e offerta di finanziamento (tra le quali le piattaforme di crowdfunding) viene estesa dall’ 1 gennaio 2019 anche alle obbligazioni od altri strumenti di debito, oltre che alle emissioni di azioni. Tale disposizione dovrà essere regolata da un apposito regolamento Consob in quanto l’investimento viene consentito soltanto agli investitori professionali e in molti aspetti si sovrappone con la normativa dedicata all’emissione dei “mini bond”.
  5. Istituzione da parte del MISE di un Fondo di sostegno al venture Capital con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025. Tramite questi fondi lo Stato potrà sottoscrivere quote o azioni di uno o più fondi per il Venture Capital o di uno o più fondi che investono in Fondi per il Venture Capital.

Tutte queste misure, seppure necessitino di un adeguato coordinamento e di una accelerazione nella implementazione normativa (si attendono per molte dei decreti attuativi), spingono nel favorire il supporto alla crescita delle PMI a minore capitalizzazione, proprio quelle aziende che costituiscono il tessuto industriale caratteristico del territorio italiano e non coincidenti con la definizione europea di PMI più allargata (limite dei 250 dipendenti, 50 milioni di fatturato e 43 milioni di attivo). Viene inoltre incentivato lo sviluppo di start up nelle prime fasi di idea imprenditoriale e di sperimentazione, fasi che purtroppo registrano un forte tasso di mortalità e che, per mancanza di capitali di rischio, impediscono a molte buone idee di trasformarsi in prodotti.

Gli operatori finanziari si stanno muovendo con coraggio per cogliere le opportunità di investimento in un contesto di PMI con maggiore propensione all’ avvicinamento ai mercati di capitali. Lo sviluppo dell’ AIM è stato trainato anche dalla nascita di veicoli di investimento come le SPAC e le Pre-Booking Companies, veicoli di origine anglosassone e replicati in Italia adattandosi ad una normativa più stringente. Si è assistito recentemente alla quotazione (sul segmento MIV, il mercato dedicato ai veicoli di investimento) di un primo fondo di Private Equity a capitale permanente che investe in PMI, una piattaforma di Equity Crowdfunding ha recentemente dichiarato di volersi quotare all’ AIM, si studiano la creazione di veicoli ad hoc per il Corporate Venture Capital (ne tratta un recente quaderno AIFI), viene proposto un nuovo tipo di veicolo societario, la Società di Investimento Semplice – SIS, per investire in società Start Up beneficiando delle agevolazioni fiscali introdotte. Questi sono solo alcuni esempi di come l’industria finanziaria stia creando nuove opportunità di investimento per investitori professionali cercando rendimenti addizionali anche grazie al risparmio fiscale. Il contatto tra investitori e aziende è attivato, l’augurio di tutti gli operatori è che la normativa e l’attività di controllo, dalla quale è comunque fondamentale non derogare, non rallenti il confluire delle risorse finanziarie alle aziende virtuose in crescita.

Contributo a cura dell’Associato Franco Bertoletti – socio amministratore Gotha Advisory Spa