“Mater artium necessitas” (la necessità è madre di ogni invenzione), è il proverbio latino che meglio dipinge le determinanti sottostanti ogni cambiamento, dai meno rilevanti a quelli che sovvertono le regole del gioco. Gli ultimi anni non fanno certo eccezione in questo senso: l’avvento di internet è solo un ricordo e il trasferimento di un servizio da reale a digitale non costituisce più innovazione ormai da tempo. La domanda di mercato in gran parte dei contesti è satura: una rinnovata dinamica di mercato richiede diversificazione e innovazioni da parte dell’offerta, in grado di soddisfare bisogni più sofisticati, nonché crearne di nuovi.

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In questo contesto, è proprio all’interno di un mercato in flessione come quello dell’arte che fioriscono iniziative con le più alte ambizioni. È il caso di aziende come Magnus e Takung, localizzate ai poli opposti del pianeta ma con potenzialità simili in termini di sviluppo nel breve termine.

Magnus è pronta a lanciare sul mercato una app, che prende il nome dal fondatore, la quale, tramite la fotocamera di qualsiasi smartphone, permette di individuare l’opera d’arte che si sta osservando e ottenerne informazioni in tempo reale. Ciò che differenzia questo servizio dai tentativi precedenti, è la gamma di servizi: Magnus non è solo dedicato ad appassionati desiderosi di saperne di più durante una visita al museo ma, oltre a dati come il nome dell’artista, cenni sulla sua storia, il materiale e le dimensioni dell’opera, l’applicazione è in grado di fornire un confronto attendibile tra il prezzo di galleria e quello d’asta rendendo pertanto più trasparente la valutazione per un eventuale acquirente. Magnus è in fase di sviluppo dal 2013 a causa dell’enorme database richiesto per il funzionamento e ad oggi si contano oltre 8 milioni di opere d’arte censite e in grado di essere riconosciute. Attualmente l’app si trova ancora in fase sperimentale ed è attiva solamente nella città di New York ma il piano di espansione è già pronto a fornire un tool innovativo a tutti gli appassionati e gli investitori che operando all’interno del mercato dell’arte, necessitano di rapida fruibilità e trasparente fonte di dati economici.

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Se in Occidente un ragazzo tedesco (Magnus Resch n.d.r.) si preoccupa di fornire quotazioni veritiere a chiunque sia interessato ad acquistare opere d’arte, in Oriente hanno sviluppato un modello di business incentrato sul “co-investment”.

La Takung Art Company è una società localizzata in Cina che ha creato un modello di business che permette a collezionisti e investitori di acquistare e vendere artwork units di dipinti, calligrafie, gioielli e pietre preziose. Essenzialmente la società sta consentendo ai clienti di comprare e detenere opere d’arte come fossero azioni. Takung permette di investire in arte con lo stesso meccanismo dei titoli di partecipazione. L’opera viene presentata all’azienda cinese dal proprietario e, dopo controlli sul valore e le  condizioni, viene divisa in units di pari valore acquistabili sulla piattaforma web. Per dieci anni Takung Art Company si occupa del mantenimento e della sicurezza delle opere d’arte commercializzate sul loro sito web e, al termine del periodo di investimento, l’opera torna sul mercato per remunerare gli investitori iniziali. In questo senso, la recente flessione del mercato azionario cinese che ha portato molti investitori a propendere per investimenti alternativi in ottica di  diversificazione sta giocando un ruolo positivo per il business di Takung.