“NextGen”, “Generazione Y”, o “Millennial”, questi sono i termini che si riferiscono ai circa 80 milioni di individui nati tra il 1980-2000. I Millennial sono la generazione più popolosa in America e sono un gruppo eterogeneo che si affaccia ora alla trentina. Questa generazione si è formata in un periodo di rapida globalizzazione e innovazione tecnologica e la loro formazione è stata influenzata da costanti turbolenze economiche, politiche e ambientali degli ultimi trent’anni. Un report di Accenture ha stimato che, nel corso dei prossimi decenni, circa 30 miliardi di $ tra attività finanziarie e non finanziarie passeranno di mano dai Baby Boomers ai loro eredi NextGen solo in America. Questo trasferimento dovrebbe raggiungere un picco il tra 2031 e il 2045; durante questo quinquennio circa il 10% della ricchezza totale negli Stati Uniti cambierà mano. 

Con circa 3.000 Family Office che gestiscono attualmente più di $ 1,7 trilioni di dollari di asset, alta è l’opportunità di fare la differenza investendo ricchezza con un’attenzione anche all’impatto sociale, soprattutto considerando le statistiche sopra riportate. La tendenza emersa dal report di Oppenheimer Funds “Proving Worth: the Values of Affluent Millennials in North America” mostra come I Millennial considerino l’Impact Investing un’importante componente della loro strategia di gestione patrimoniale e siano disposti a dare priorità agli gli investimenti ad impatto sociale positivo rispetto alle precedenti generazioni.  

Secondo uno studio di Campdem sugli UHNW Millennials, il 96% è interessato in operazioni di filantropia e il 64% in opere di impact investing.

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Tale interesse viene confermato da una survey promossa dalla US Trust Bank of America Private Wealth Management che ha intervistato 640 UHNWI con almeno 3 mln $ di asset liquidi. Come riportato nel grafico, l’85% dei Millenial ritiene l’Impact Investing una asset class importante per le decisioni di investimento, rispetto al 70 per cento della generazione tra i 35 e i 50 anni e il 49 per cento dei baby boomer, tra i 51 e i 69 anni.

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Lo stesso studio ha rilevato che le NextGen mostrano maggiore interesse verso temi di Impact Investing ma vedono in questo anche il prevalere delle componenti femminili delle famiglie UHNW.

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Nonostante il forte interesse, esiste comunque un divario tra la sensibilità verso tematiche di Impact Investiment e l’effettiva traduzione in operazioni di investimento. I Millennial comprendono che esiste una componente di rischio elevata legata al ritorno dell’investimento permanendo altresì la difficoltà nella misurazione del “ritorno sociale”. Contrariamente all’opinione comune, circa il 95% delle operazioni di Impact Investing viene sostenuto nel territorio dove il finanziatore vive, favorendo un maggior controllo sui risultati e una bassa dislocazione geografica. Essendo il ritorno sociale di un progetto più difficile da stimare serve identificare un advisor specializzato nell’accompagnamento e gestione di tali investimenti.

Tale ipotesi viene confermata nel World Wealth Report 2015 promosso da Capgemini ed RBC Wealth Management. Secondo la survey effettuata sul campione di Family Office, gli UHNWI hanno forti dispersioni nella scelta dell’advisor preferito. Sia figure professionali che amici e parenti vengono ampiamente consultati su quali iniziative di social impact selezionare e su come implementarle.

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Circa il 25.5% degli individui intervistati si rivolge agli amici per farsi consigliare progetti a ritorno sociale e il 19.1% si rivolge a loro anche per consigli sul metodo di investimenti. Il 23,4% del campione afferma addirittura di non rivolgersi ad alcun advisor nell’investire in tale asset class. Secondo quanto riportato nel report i Family Office americani ed Europei hanno dichiarato di essere consigliati dai familiari piuttosto che da advisor professionisti, mentre il trend è opposto per le famiglie dell’Asia.