Cos’è un Pir

Il Pir è un contenitore all’interno del quale i risparmiatori possono collocare ogni tipo di strumento finanziario (azioni, obbligazioni, quote di Oicr, derivati) rispettando alcuni vincoli di investimento.

Come noto, i Pir possono essere sottoscritti da persone fisiche residenti in Italia e devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. Conferimento annuo pro-capite massimo di € 30 mila (non più di un Pir)
  2. Conferimento totale pluriennale massimo pari a € 150 mila
  3. Permanenza minima nell’investimento di 5 anni
  4. Massimo 10% per ogni strumento finanziario/emittente oggetto di investimento
  5. Almeno il 70% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese residenti in Italia o in stati membri dell’UE con stabile organizzazioni in Italia.
  6. Almeno il 30% del 70% investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib o equivalenti
  7. I Pir possono investire in titoli, indici, derivati o quote di Oicr

Il soddisfarsi di tutte le condizioni sopra espresse determina due vantaggi fiscali: l’esenzione da tassazione per i redditi prodotti dagli investimenti contenuti nei Pir, l’esenzione da imposte di successione e donazione.

L’obiettivo di questi strumenti, introdotti con la Legge di Bilancio 2017, sono stati creati per favorire il processo di crescita e sviluppo delle Piccole Medie Imprese Italiane che hanno fabbisogno finanziario e difficoltà a reperire risorse tramite il canale bancario.

In sintesi, il segmento a cui si rivolgono i Pir è una nicchia di 380 PMI quotate in borsa, un bacino minuscolo se si considera che le PMI in Italia sono più di 4 milioni e ammontano a oltre il 95% del nostro tessuto industriale.

Andamento degli indici di riferimento per i Pir nel 2017

L’indice FTSE Italia STAR, che raccoglie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni ed 1 miliardo di Euro, di minori dimensioni e più sensibili ai flussi d’acquisto associati alla fenomenologia PIR, ha registrato maggiore volatilità, seguito da FTSE Italia Mid Cap, che rappresenta le prime 60 società per capitalizzazione non appartenenti all’indice FTSE MIB. Poi viene il FTSE AIM Italia, indice delle azioni quotate sull’AIM, il mercato di Borsa Italiana per le PMI con alto potenziale di crescita. Segue, staccato, il FTSE MIB, indice large cap delle prime 40 società italiane, in linea con lo Euro Stoxx 50, indice dell’Eurozona.

Ma davvero le PMI ne hanno beneficiato?

Dal lancio ad oggi si stima che i Pir abbiano raccolto oltre 7,5 miliardi di euro, contro attese iniziali di 2 miliardi.

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, dei circa 90 fondi lanciati come Pir Compliant o successivamente trasformati, solo un terzo è rappresentato da puri azionari. Si stima dunque che in azioni siano stati investiti circa 2,5 miliardi, di cui solo 750 milioni in PMI quotate.  Dato influenzato altresì dal fatto che non tutti i fondi azionari possono investire in società a bassa capitalizzazione, il che comporta che i titoli scambiati sull’Aim siano poco presenti negli stessi.

Secondo Mediobanca Securities, la combinazione dell’effetto Pir con i dati macroeconomici positivi in Europa è stata “la ricetta perfetta per attivare a una sostanziale espansione dei multipli” portando il rapporto prezzo-utili stimati per il 2018 del paniere mid e small cap italiane a 17,3 volte, vicino ai massimi storici di 17,6. Questo aumento può essere considerato sostenibile? Gli esperti parlano non ancora di bolla di mercato, invocando però massima selettività su titoli e settori poiché, per sostenere questo livello di multipli, è necessario focalizzarsi su società effettivamente capaci di generare una buona crescita nel prossimo orizzonte temporale. Comunque, secondo una ricerca di Equita SIM, i fondi Pir hanno fatto crescere il numero delle Ipo, superando la media dell’Eurozona, e la size media delle Ipo stesse, rivitalizzando di conseguenza il mercato AIM.