I riflettori dell’opinione pubblica si sono recentemente accesi sul tema Robo Advisors, tanto da conquistare la copertina del n. del 29/3/2014 del “The Economist”, il quale dedicava un report di 14 pagine alla “Rise of the robots” sulla base della seguente riflessione “Così come Amazon ha rovinato Borders e le librerie locali, Netflix ha ucciso Blockbuster, Facebook vi ha fatto smettere di parlare con i vostri amici e Tesla sta cercando di distruggere i grandi produttori d’auto, l’idea dietro la Robo-Advisory sta per distruggere lo spazio occupato dai financial advisor, attraverso nuove tecnologie e minori costi; algoritmi al posto di consulenti”.

robo advisor

Il robo-advisor è una piattaforma online che, sulla base di algoritmi di risk management e asset allocation, offre ai risparmiatori soluzioni di investimento precostituite, costruendo portafogli più o meno personalizzati secondo le esigenze dei clienti. È nato per rispondere all’esigenza risolvere alcune questioni spesso lasciate in sospeso dagli advisor tradizionali.

Il robo-advisor classifica il cliente in base al suo profilo di rischio e va ad identificare la combinazione rischio-rendimento che meglio gli si adatta. Un consulente finanziario virtuale che, sfruttando la tecnologia, offre servizi di consulenza eliminando la componente discrezionale, conservando la propria indipendenza. La crescita e la diffusione dei robo-advisors è in forte sviluppo, tant’è che all’estero si parla di una delle più grandi innovazioni nel mondo finanziario e di un trend che modificherà le interazioni tra cliente e intermediario finanziario. Negli Stati Uniti infatti società come WealthFront e Betterment gestiscono circa 1 miliardo di dollari e anche società storiche come Charles Schwab stanno per lanciare la loro versione automatizzata del servizio di consulenza, vista la grande adesione di persone interessate a queste soluzioni. L’interesse per il consulente digitale è diffuso non solo tra i più grandi ma anche tra i giovani, in virtù del fatto che con pochi dollari è possibile effettuare una corretta allocazione dei propri risparmi. In Italia le cose si stanno muovendo grazie a piattaforme come MoneyFarm, che è stata la prima a portare questa innovazione nel nostro paese e che conta oggi circa 30.000 iscritti.

In questo contesto si inserisce un’indagine di PwC risalente ad Aprile 2015, che ha riportato le impressioni di un campione di private banker in relazione ai Robo Advisor. Dal campione intervistato, circa il 4% ritiene le piattaforme un rischio contenuto, stante il valore tuttora assegnato per il proprio mestiere con una previsione di perdita del 10% dei clienti. alla componente relazionale con il cliente, basata su un rapporto di fiducia coltivato nel tempo.