La pianificazione successoria si basa su una conoscenza profonda, da parte del consulente, del cliente e della sua famiglia, dei loro desideri, dei loro timori, delle loro ambizioni e delle risorse patrimoniali di cui dispongono. E su un profondo lavoro di tessitura dei ruoli e delle personalità all’interno di un disegno famigliare.
Non basta sapere quanti figli, quante nuore o generi acquisiti, quanti nipoti. Bisogna conoscerli e riconoscerne le ambizioni e i talenti. La famiglia è una microsocietà e il trasferimento del patrimonio sociale deve essere pianificato come nella stesura del copione di una compagnia di teatro si disegnano le parti.
Chi fa cosa? Chi riesce meglio in questo piuttosto che in quello? Quali sono i valori del testo che stanno interpretando? Chi ha il physique du rôle per fare questo ruolo?
Incontriamo Patrizia Misciattelli che da dieci anni conduce AIFO, l’Associazione Italiana Family Officer, per capire da lei, cioè dalla posizione di un intermediario, i risvolti psicologici della successione e il modo in cui chi si trova tra le due generazioni svolge il proprio ruolo.

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intervista a Patrizia Misciattelli