Le politiche di Social Impact Investing (SII) coinvolgono diversi attori tra cui enti pubblici, investitori privati, intermediari finanziari e organizzazioni no-profit, al fine di coniugare progetti con forte impatto sociale alla creazione di un ritorno economico tale da garantire la sostenibilità per il singolo investitore e per la comunità. Gli investimenti ad impatto sociale rappresentano oggi una asset class ad alto tasso di decorrelazione e a elevata possibilità di misurare il valore del capitale intangibile, realizzando uno scenario ove i capitali privati possano contribuire a creare impatti sociali positivi collettivi. Punti salienti degli SII sono: intenzionalità a produrre un impatto e quindi un cambiamento sociale; obiettivi misurabili; orientamento al risultato (percepito nell’intera comunità) anziché all’output (quantità delle prestazioni erogate); rendimento economico per gli investitori. Riuscendo a ridurre il divario tra domanda di servizi e ammontare di risorse pubbliche destinabili, gli investimenti sociali risultano adatti sia in mercati maturi che in economie emergenti. Gli investimenti a impatto sociale possono diventare l’ambito di raccordo tra il bisogno di servizi incomprimibili e la ricerca di profitto degli investitori.

Tali politiche di investimento sono state introdotte, progettate e sperimentate in Gran Bretagna nel 2010, dove è stato lanciato il primo Social Impact Bond, un meccanismo di finanziamento di politiche pubbliche innovative in cui il rendimento è determinato dagli impatti positivi generati da una certa attività sociale. Non risulta dunque essere un titolo obbligazionario in senso stretto ma un contratto bilaterale tra diversi attori di “pagamento a fronte di risultati” dove il rendimento è variabile in base alla performance conseguita dall’impresa o dal programma. La remunerazione è dunque legata ai risultati dell’attività reale finanziata, capace di generare valore sociale ed economico ad impatto positivo certo per la comunità di riferimento. È dunque uno strumento ad alto potenziale che può garantire la nascita di programmi di prevenzione che attualmente non sono implementati dagli enti pubblici per mancanza di fondi o maggiore avversione al rischio. Il principale promotore del social impact bond è il settore pubblico o il fornitore di un servizi che vanta una conoscenza approfondita del contesto e della problematica sociale su cui intervenire, tuttavia il trasferimento del rischio di insuccesso all’investitore privato permette al settore pubblico di non esporsi e di non compromettere il rapporto con i contribuenti per un uso non efficiente della spesa pubblica.

L’attuale contesto vede con grande favore l’innovazione sociale e le nuove forme di sostegno al Terzo settore. La definizione di un programma di intervento deve pertanto essere accompagnata da una chiara identificazione della popolazione target, sufficientemente ampia per generare risultati significativi. La selezione del gruppo di beneficiari deve essere compatibile anche con la metodologia da utilizzare per valutare i risultati. In ogni caso deve esistere un sistema affidabile di misurazione dei risultati conseguiti, presupposto essenziale del contratto tra PA e intermediario e, più in generale, garanzia dell’obiettività della valutazione del programma per tutti i portatori di interesse.