Il mercato mondiale dei dispositivi mobili si trova in una situazione di duopolio. Samsung e Apple detengono le maggiori quote di mercato, un nuovo modello viene distribuito ogni anno e la maggioranza dei clienti è completamente fidelizzata. Come può pensare una piccola realtà olandese di inserirsi in un contesto così polarizzato?

L’oligopolio tra le principali case produttrici di telefonia mobile ha radici profonde generatesi dopo l’uscita del primo Iphone nel 2007, e la loro egemonia sui telefoni di alta gamma sembra destinata a durare a lungo. Negli ultimi anni diverse multinazionali Hi-Tech stanno tentando un ingresso in questo settore, seppur con difficoltà. Tra le più rilevanti si trovano la partnership tra Nokia e Windows finalizzata alla creazione di un terzo polo alternativo al mondo IOS o Android, l’ingresso nel mercato di Mozilla e di realtà asiatiche emergenti come Huawei. All’interno di questa lotta tra giganti per il controllo del redditizio settore dell’elettronica di consumo, nel 2011 si è inserita una fondazione olandese con l’ambizione di portare la competizione all’interno del segmento smartphone completamente su un altro piano.

D’altra parte il segmento smartphone è costituito, oltre che da una clientela per la maggior parte fidelizzata a IOS e Android, da una competizione sul prodotto ormai fossilizzata su determinate caratteristiche come implementazioni marginali di definizione dello schermo, megapixel della fotocamera e performance lievemente migliorate. Ma quanto può effettivamente essere innovativo un device che genera nuovi modelli ogni anno? E’ infatti opinione comune anche se tacita che prima Apple e Samsung poi, abbiano creato un nuovo bisogno non necessario producendo smartphone di breve decadimento che consentono loro di mantenere sempre alti livelli di domanda.

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Proprio in risposta a questi meccanismi di induzione alla domanda è emersa Fairphone a ricordare che anche la tecnologia deve attenersi a principi etici sul business. Dal 2013, data di uscita sul mercato del primo prodotto dispositivo mobile Fairphone di fascia medio bassa, l’azienda ha sperimentato una significativa crescita nella reputazione e nella tecnologia consentendole la creazione di Fairphone 2, telefono dedicato ad una fascia di consumo alta e con caratteristiche di poco inferiori ai top di gamma dei competitors. Come anticipato in precedenza, Fairphone non basa la sua strategia sulle caratteristiche tecniche all’avanguardia, al contrario si pone l’ambizione di essere pilota di un movimento in grado di cambiare le regole del gioco: hai davvero bisogno di implementare funzionalità a questo ritmo in un prodotto già perfetto o comunque molto buono? Saresti disposto ad accettare una riduzione delle specifiche tecniche non necessarie del tuo cellulare se sapessi che l’azienda che lo produce si preoccupa delle implicazioni etiche del suo lavoro?
La piccola realtà olandese, innanzitutto, produce dispositivi facendo affidamento solo su fornitori che rispettano le più moderne normative in tema di lavoro, dismissione delle scorie e discostamento dalla malavita. Le miniere da cui provengono gran parte delle materie prime che costituiscono i nostri smartphone si trovano in territori di conflitto, e Fairphone si assicura di affidarsi a fornitori di materie prime certificati: miniere, cave e catene di montaggio che hanno superato controlli sul modo in cui gestiscono la forza lavoro, le scorie industriali che producono e il loro giri d’affari. Le grandi aziende del settore hanno spesso subito critiche in merito alla provenienza delle materie prime dei loro prodotti e, sebbene nemmeno Fairphone possa garantire una trasparenza del 100% al momento, l’utilizzo di strategie incentrate sull’etica e il valore sociale può costituire un vantaggio competitivo non trascurabile all’interno del mercato di domani.