Secondo il nono rapporto trimestrale di InfoCamere, le startup innovative iscritte a fine settembre alla sezione speciale del Registro delle Imprese sono 6.363, in aumento di 420 unità rispetto alla fine di giugno (+7,07%). Il 70,52% opera nei servizi alle imprese (in particolare, prevalgono le seguenti specializzazioni: produzione software e consulenza informatica, 29,8%; attività di R&S, 14,7%; attività dei servizi d’informazione, 8,1%), il 19,6% opera nel settore industriale a fronte del 4,4% che opera nel commercio. All’interno della compagine sociale delle startup innovative la presenza di giovani sotto i 35 anni è pari al 22%, il triplo rispetto alla loro presenza nel milione e mezzo di Società di Capitali attive in Italia (6,85%). Le startup innovative per le quali si dispone dei bilanci 2015 hanno registrato in tale esercizio una produzione complessiva pari a 585.211.807 euro per la quale il valore di produzione medio è stato pari a 152 mila euro.

portafoglio Family Office

Questi dati risultano significativi alla luce del trend di maggiori investimenti nel settore del Venture Capital da parte di individui e famiglie UHNW che vedono nell’acquisto di partecipazioni un metodo di investimento diretto e controllato volto a decorrelare, aumentare la diversificazione, ricercare valore nel medio periodo. Tale asset class rappresenta mediamente l’11% del patrimonio totale di un Family Office in Europa e all’estero. In Italia si è intorno al 3-5%, a testimonianza di una ancora scarsa attenzione da parte degli investitori privati. Ciò dipende principalmente dalla provenienza delle famiglie UHNW italiane dal settore delle realtà industriali di medie e grandi dimensioni che risultano poco proattive verso temi di innovazione e digital-economy, ancora scarsamente considerate direttrici di crescita strategica radicate nei processi corporate. Non è un caso che tutte le grandi realtà industriali tedesche abbiano un corporate venture, mentre in Italia si contino sulle dita di una mano le realtà che hanno iniziato a porre attenzione all’innovazione esogena e al rapporto strutturato con l’ecosistema dell’innovazione.

Non è dunque l’assenza di disponibilità di capitali la radice del fenomeno italiano ma l’assenza di una adesione strategica sul mondo delle imprese innovative.

Tuttavia, esistono attualmente delle famiglie imprenditoriali italiane che, tramite anche l’interesse delle Next Generation, investono in imprese giovani e tecnologiche. È il caso della Famiglia Moratti che ha fondato Angel Lab, holding di investimento con partecipazioni in startup di settori food e tecnologici o la famiglia Berlusconi che, con la Holding Italiana Quattordicesima ha investito in un portafoglio di imprese innovative tra cui Facile.it, venduta a un fondo inglese per più di 100 milioni di euro, 13 volte l’investimento iniziale. Per non parlare di nuove società di investimento create e direttamente gestite dai giovani membri di famiglie UHNW come TAN Holdings, società di investimento che, tramite apporti di capitale privato, investe in aziende e startup operanti in diversi settori e paesi europei.  Altro esempio è U-Start, società specializzata in servizi di scouting di startup early stage in Europa orientale e meridionale, Africa e America Latina la cui missione è segnalare opportunità e progetti a chi ha la disponibilità finanziaria e la volontà di investire su realtà imprenditoriali hi-tech e digitali senza confini geografici.