Negli ultimi 35 anni, il concetto di valore è fondamentalmente cambiato, e con esso le dinamiche dell’economia globale. Gli intangible asset (il capitale umano, il capitale intellettuale, il capitale sociale e il capitale reputazionale) sono diventati una componente fondamentale nella valutazione delle aziende, che, avvertendo la crescente presa di coscienza del mondo finanziario su tematiche di sostenibilità, hanno introdotto nelle loro strutture delle regole Environmental, Social e Governance (ESG), integrandole nel sistema reportistico. Ciò permette agli investitori di avere una chiave di lettura non solo delle performance finanziarie ma anche dei ritorni sociali ed economici ottenuti tramite progetti di social impact. 

Se nel 1975 gli asset reali rappresentavano circa l’83% del valore di mercato dell’indice S&P 500 e gli intangibili circa il 17%, ora, a quarant’anni di distanza, gli intangible values pesano per oltre quattro quinti del valore corrente dello S&P 500. Ciò ha portato gli investitori a considerare i fattori ESG nelle loro decisioni di investimento, in particolare in quelle di lungo periodo, dato il comprovato effetto che i temi legati alla sostenibilità hanno sulle valorizzazioni di impresa. Pertanto sono nati degli strumenti utili a valutare la performance dei fondi di investimento in termini di sostenibilità. Un esempio è il Morningstar Sustainability Rating, lanciato nel 2016 per valutare il modo in cui le società inserite nel portafoglio di un fondo gestiscono i rischi e le opportunità legati ai fattori ESG e per permettere un confronto tra fondi analoghi o verso un benchmark in base ai criteri ESG. Il Morningstar Sustainability Rating ad oggi copre con il rating di sostenibilità circa 21 mila fondi comuni di investimento ed Etf (Exchange traded fund), per un ammontare di circa 13 mila miliardi di dollari di masse gestite, ossia oltre la metà del patrimonio liquido a livello globale. Si parte dalla definizione di un Portfolio Sustainability Score, una media ponderata del rating ESG assegnato ai singoli titoli, al netto delle deduzioni fatte per tenere conto delle eventuali controversie nelle quali le società sono state coinvolte, da Sustainalytics (leader nella ricerca indipendente su ESG e corporate governance). Tale punteggio, che va da 0 a 100, assume diverso valore (in termini di performance relativa rispetto ai competitor) a seconda dell’industria di appartenenza, pertanto i rating ESG delle singole azioni vengono normalizzati e poi pesati in base all’incidenza del titolo all’interno del portafoglio. Successivamente i fondi vengono ordinati in cinque gruppi normalmente distribuiti in base al punteggio realizzato nel Portfolio Sustainability Score per ogni categoria e vengono valutati in una scala a cinque tra: Basso, Sotto la media, Nella media, Sopra la media e Alto. Un punteggio superiore a 50 indica che le holding di quel portafoglio fanno in media meglio dei propri competitor, aiutando gli investitori e i loro advisor ad identificare la composizione di portafoglio ottimale sotto il profilo ESG.