Il 32% dei 12,3 milioni di capitali investiti a giugno in Italia dai fondi di venture capital si è concentrato su una operazione. Si tratta di Echolight, la startup che ha industrializzato il densitometro osseo a ultrasuoni per la diagnosi dell’osteoporosi, a giugno ha ottenuto un apporto di capitale di 4 milioni di euro.  A credere nel progetto pugliese e co-investire sono stati Invitalia Ventures e Panakès Partners, fondo che supporta progetti medtech.

Echolight è una startup nata per sviluppare la ricerca del Cnr di Lecce sulla diagnostica per l’osteoporosi, una patologia “silente” e sotto-diagnosticata che nel mondo colpisce oltre 300 milioni di persone. L’idea alla base è usare per la diagnosi gli ultrasuoni che forniscono informazioni accurate sullo stato di densità ossea della colonna vertebrale e di altre localizzazioni specifiche. Attualmente, la radiografia è il metodo usato per individuare la presenza di osteoporosi ma tali esami, a causa dei rischi legati all’esposizione a radiazioni ionizzanti, possono essere effettuati solo a cadenza biennale, diminuendo l’efficacia diagnostica.

Echolight ha sviluppato e brevettato Echos, un densitometro osseo a ultrasuoni corredato di software per individuare le fratture vertebrali e caratterizzare la resistenza ossea della colonna vertebrale, consentendo di diagnosticare precocemente l’osteoporosi e di calcolare il rischio di fratturazione con un’anticipazione di dieci anni. Il brevetto ha ottenuto il marchio CE e la validazione clinica in ambito internazionale. Echos permette di agire preventivamente rispetto all’insorgere della malattia; tramite le analisi di laboratorio si elimina il problema delle liste d’attesa ospedaliere per gli esami di screening, rendendo i controlli frequenti.  Inoltre, la tecnologia non necessità di personale di sala specializzata per poter funzionare correttamente.