Anche se in Italia se ne parla ancora poco, l’Impact Investing, inteso come finanziamento di iniziative sociali atte a garantire anche un ritorno economico, si sta sviluppando in modo importante a livello internazionale: diversi miliardi di dollari sono ormai impegnati in imprese sociali, spesso finanziate tramite raccolta fondi.

Una grande difficoltà riscontrata dalle organizzazioni di fundraising a scopi sociali è trovare un mezzo semplice, rapido e capace di coinvolgere il massimo numero di persone possibili per far sì che anche le “micro” donazioni possano avere impatti significativi. In Francia si è pensata una possibile soluzione che ha portato alla nascita dell’“arrondi solidaire”. Con questa iniziativa, nel 2015, è stato raccolto 1 milione di euro, mentre in Messico ogni anno vengono raccolti circa 100 milioni di pesos e in Germania il metodo di raccolta, lanciato nel 2012, ha totalizzato 18mila richieste di microdonazioni.

payroll giving

E in Italia?

In Italia questo metodo non esiste ancora ma si sta cercando di promuovere il payroll giving, una raccolta fondi rivolta ai dipendenti di imprese pubbliche e private che consiste in trattenute fisse in busta paga per importi scelti liberamente ma equivalenti come minimo a un’ora o più di lavoro. Tale metodo permette ai dipendenti di un’azienda di decidere a favore di quali cause sociali destinare l’importo trattenuto e comporta vantaggi fiscali in termini di deducibilità della somma in dichiarazione dei redditi, rendendo semplice la scelta di effettuare tale operazione. Per richiedere la detrazione fiscale si può aspettare il conguaglio di fine anno dell’importo donato senza dover presentare richiesta in sede di dichiarazione dei redditi. In alternativa, ci si può avvalere della deducibilità dal reddito complessivo della somma donata, presentando autonomamente la richiesta. I principali promotori del payroll giving in Italia sono un gruppo di associazioni: Amref, associazione Centro La Tenda, Abio, fondazione Mission bambini e Intersos, che fanno capo all’associazione promotrice Unora Onlus. Le associazioni supportano Unora attraverso il pagamento di una quota annuale oppure entrando come soci sostenitori a costo zero se riescono a proporre una convenzione con un’impresa sociale. Finora, le aziende che hanno aderito a tale iniziativa e che permettono ai propri dipendenti di diventare donatori attivi sono state solo 8: Amiat, Credit Agricole, Csqa, Etica Sgr, Fattoria Nittardi, Gruppo Mercurio, Imperial Tobacco e Piccola casa della divina provvidenza Cottolengo. L’indotto di ricavato è stato comunque cospiquo. Secondo la presidente di Unora, l’ammontare raccolto nel 2015 è stato pari a 70mila euro. Da notare che anche l’Agenzia delle Entrate ha aderito all’iniziativa. I fondi raccolti vengono distribuiti tra alcuni progetti finanziati, presentati sul sito di Unora. I dipendenti che vogliano effettuare una donazione possono collegarsi tramite la loro azienda al sito, scegliere l’importo mensile da destinare e scegliere se allocarlo in parti uguali a tutti i progetti sostenuti oppure se destinare il 50% ad una sola iniziativa e far ripartire in parti uguali il restante 50% dell’importo. Secondo il resoconto finanziario 2015 sono oltre 500 i donatori che usano tale piattaforma, il 60% del quale sono donne.

Un metodo innovativo? In Italia si. Ma il payroll giving è una pratica diffusa dalla fine anni ’90 nei paesi di stampo anglosassone ed è ormai un’usanza radicata. In Gran Bretagna sono 800mila i dipendenti che hanno scelto di destinare alla filantropia una piccola parte di busta paga, per un totale di 100 milioni di sterline ogni anno. Come spesso accade, l’Italia deve trovare il modo di innovare, ispirandosi ai modelli degli altri paesi europei.