Il vino risulta essere la seconda migliore voce come rendimento a dieci anni tra le asset class che compongono il Knight Frank Investment Index, l’indice che monitora l’andamento del valore dei beni di lusso, con una crescita registrata di oltre il 5% di rendimento nel 2015. Complice la crisi di fiducia che ha portato gli investitori a modificare la propria asset allocation in portafoglio dove è emerso il settore degli investimenti alternativi. Il vino di alta qualità si inserisce in questo contesto, rivelandosi un investimento profittevole nel lungo periodo.

Si può investire nel vino comprando le etichette più pregiate, ma anche acquistando azioni dei produttori quotati nel mondo. A livello mondiale – sottolinea una ricerca di Censis e dell’Ufficio Studi di Mediobanca – un euro investito in vino nel 2001 è cresciuto a 5,4 euro a inizio 2016. Lo stesso investimento su tutte le borse mondiali si sarebbe invece tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutto, dai minimi di fine 2008, il medesimo euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro rispetto ai 2-2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali.

Sempre secondo Mediobanca, il settore alimentare e vitivinicolo di qualità è particolarmente trainante nell’economia italiana. Negli ultimi dieci anni, la crescita delle esportazioni di vino italiano è aumentata in quantità (+23%) ma soprattutto in valore: 84,3%, oltre 17 punti percentuali in più rispetto al valore dell’export manifatturiero. Sono soprattutto le società private, non cooperative, a portare il vino italiano nel mondo: almeno il 60% della loro produzione viene commercializzata all’estero (+88% dal 2005, mentre l’intero settore food&beverage registra il +75% sul medesimo periodo).

Si registrano solidi fondamentali a favore dell’investimento nell’industria vinicola di qualità che, in termini di rischio – rendimento si rivela uno strumento di diversificazione interessante. Inoltre, la sostenuta crescita dei mercati emergenti unita alla solida posizione finanziaria del settore sostengono le prospettive per i prossimi anni. Tuttavia è bene ricordare che le variabili che influenzano la domanda e l’offerta sono diverse e non tutti gli anni sono buoni in termini di produzione vinicola. Inoltre, non tutti i vini possono essere considerati per entrare nel mercato degli investimenti. Per raggiungere performance al 5-10% l’anno il vino deve essere longevo, capace di durare nel tempo, di altissima qualità e ridotta produzione (rarità delle bottiglie).

Il mercato dei vini viene scambiato sulle borse di Londra, New York e Hong Kong che da decenni si sono orientate verso i vini francesi come principali vini da investimento. Ma gli italiani stanno ora diffondendosi per la capacità di fare promozione. L’affermarsi sul mercato di vini italiani è trainato da regioni come il Piemonte e la Toscana dove vengono prodotti vini conosciuti e apprezzati a livello mondiale. La quota di mercato italiana (5,58%) rimane comunque bassa per un paese quale l’Italia, ancora al quinto posto tra i Paesi importatori di vino, nonostante l’ottima performance del prodotto interno e il crescente radicamento, ad esempio sul mercato Cinese.