L’Istat ha recentemente pubblicato il censimento delle istituzioni no profit attive in Italia, oltre 336.275 soggetti rilevati al 31 dicembre 2015, l’11,6% in più rispetto al 2011. Di questi, 6.451 sono fondazioni, impegnate prevalentemente in ambito culturale. Il segmento non profit occupa oltre 800mila persone a cui si sommano 5,5 milioni di volontari. Numeri in crescita sia per i volontari (+16,2% rispetto al 2011) che per i lavoratori dipendenti (+15,8% rispetto al 2011), tra questi molti i giovani.

Queste cifre sono da armonizzare tenendo conto del fatto che la tipologia di personale impiegato dipende e varia in relazione ai settori di intervento, alle attività operative, alla struttura organizzativa e al luogo dove si svolge l’attività. È stato mediamente rilevato un organico composto da 2 dipendenti e 16 volontari e sono presenti forti differenze regionali. Rispetto al 2011, le regioni del Sud presentano una crescita particolarmente sostenuta, sia di dipendenti (+36,1%) sia di volontari (+31,4%).

La metà degli organismi no profit è localizzata nella parte settentrionale della penisola con Lombardia e Lazio in testa, seguono le regioni centrali dove si trova il 22,5% degli enti e il sud, dove è dislocato il 26,5% delle istituzioni no profit. Se si rapporta il numero di istituzioni alla popolazione residente, è nel Nord-est a mostrare l’incidenza maggiore: 67,4 istituzioni ogni 10 mila abitanti. Nel Centro, il rapporto scende a 62,8, nel Nord-ovest a 57,7. Più bassi i valori delle Isole (46,8) e nel Sud (40,8).

Rispetto al 2011, il numero di istituzioni non profit cresce in tutte le regioni italiane, ad eccezione del Molise, che registra un lieve decremento (-2%).

Tra le 336.275 istituzioni no profit, la forma giuridica maggiormente diffusa è quella delle associazioni, riconosciute e non riconosciute, che rappresentano l’85,3% del totale. Cresce l’utilizzo delle cooperative sociali che si affianca all’incremento esponenziale delle istituzioni “con altra forma giuridica”. In questo segmento si possono ricondurre enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati, società di mutuo soccorso, istituzioni sanitarie o educative, imprese sociali con forma giuridica di impresa. Queste ultime organizzazioni sono cresciute dell’86,4% rispetto al 2011. Nello stesso periodo, le cooperative sociali sono cresciute del 43,2% e sono tipicamente presenti nelle regioni meridionali e nelle isole.

Per indagare le aree di attività maggiormente implementate, l’ISTAT usa il sistema di classificazione ICNPO, International Classification of Non-profit Organizations, che è organizzato in 12 gruppi, corrispondenti ai settori, e 29 sottogruppi che individuano le attività. La prevalenza è individuata sulla base delle risorse economiche utilizzate o, in mancanza di tale informazione, del numero di risorse umane dedicate all’attività.

In base a quella classificazione, emerge che il 65% delle istituzioni non profit (quasi 220 mila) si occupa di Cultura, sport e ricreazione. Segue Il segmento dell’Assistenza sociale (9,2%), delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (6,1%), Religione (4,3%), Istruzione e ricerca (4,0%) e Sanità (3,4%). L’attività meno promossa in Italia dalle istituzioni non profit è quella di Filantropia e promozione del volontariato, che raccoglie lo 1,1% delle istituzioni non profit, circa 3.782 entità.

Dal confronto con il censimento 2011, emerge la crescita della quota di istituzioni non profit a carattere religioso (+110,3%) mentre è in ascesa l’attività di Tutela dei diritti e attività politica (-22,9%), Filantropia e promozione del volontariato (-21,9%), Ambiente (-18,9%), Istruzione e ricerca (-13,2%) e Sviluppo economico e coesione sociale (-8,3%).

La tipologia di istituzioni non profit maggiormente presente sul territorio italiano è quella delle istituzioni di pubblica utilità, dirette al benessere della collettività, che rappresentano il 63,3% del campione. Il restante è caratterizzato da un orientamento ai bisogni dei soci, il cui carattere è quindi mutualistico. Queste ultime sono concentrate soprattutto nei segmenti Cultura, sport e ricreazione e nelle Relazioni sindacali.

Emerge una fotografia di un segmento in espansione che verrà progressivamente mappato dall’Istat nel corso del 2018,  andando a rilevare attività svolte e servizi erogati; dimensioni economiche e tipologia di attività economica svolta (market o non-market); voci di bilancio e fonti di finanziamento prevalente; governance e livelli di coinvolgimento dei soci/lavoratori/volontari e degli stakeholder nella definizione delle strategie istituzionali; attività orientate a ridurre vulnerabilità ed esclusione sociale. Saranno diffuse anche informazioni su relazioni e partnership con altri attori del sistema socio-economico, sugli strumenti di comunicazione e le modalità di raccolta fondi. Ciò permetterà di fare luce su un settore che ancora oggi è caratterizzato in Italia da informalità e poca trasparenza, fornendo gli strumenti necessari ai donatori e sostenitori per fare meglio e di più.