In mercati finanziari che diventano più complessi, si richiede sempre più attenzione alla capacità di un portafoglio di orientarsi verso soluzioni di investimento in grado di non muoversi solo in funzione del movimento dei mercati tradizionali.

Negli ultimi 12 mesi i rendimenti di un portafoglio bilanciato e ben diversificato sono stati buoni investendo quasi ovunque. Eppure siamo convinti che molti condividano il nostro disagio. Il disagio viene dalle mutate dinamiche che rendono più difficile costruire un portafoglio efficiente che contenga elementi poco correlati tra loro, che aiutino a difendersi nelle fasi meno favorevoli. Le correlazioni tra grandi asset class hanno subito forti cambiamenti negli ultimi dieci anni, il potere difensivo di una asset class rispetto ad un’altra è cambiato fino a svanire in alcuni casi. Per esempio negli anni novanta le materie prime e i mercati azionari emergenti erano tradizionalmente decorrelati rispetto alle azioni dei mercati sviluppati. Invece nell’ultimo decennio hanno mostrato movimenti sempre più sincronizzati.

La maggiore complessità dei mercati odierni ha causato anche turbolenze sul più difensivo e stabile mercato obbligazionario. I titoli corporate e high yield, influenzati sia dall’andamento delle materie prime che dall’andamento delle nuove economie, hanno reso il comparto obbligazionario più volatile e più correlato al mercato azionario.

Il problema nel costruire un portafoglio realmente composto di asset poco correlati è dovuto al fatto che le relazioni sono misurate sul passato. Ci si potrebbe chiedere oggi se l’andamento spesso indipendente tra blue chip azionari e titoli di stato, che oggi è statisticamente robusto, non possa dare luogo ad (amare) sorprese. Il ciclo delle politiche monetarie super-espansive volge al termine e nei prossimi anni potremo assistere a periodi di performance negative per i titoli di Stato. Se contemporaneamente le azioni incontrassero dei “vuoti d’aria” avremo indesiderate volatilità anche nel portafoglio bilanciato più prudente. A complicare ulteriormente le cose, viviamo periodi di notevole calma (come quella degli ultimi tre mesi) che si alternano a fasi di movimenti violentissimi (come il post Brexit). Qui le “correlazioni si rompono”, i mercati si muovono all’unisono, in contrasto con la loro storia, e causano la massima volatilità dei portafogli nel momento meno desiderabile!

Sia chiaro, noi crediamo nella validità di una sana costruzione di portafoglio fatta con asset decorrelati tra loro, d’altro canto nessuna soluzione è perfetta e nessuno conosce il futuro. Conosciamo però le forze trainanti dei mercati. Per tornare ai nostri esempi, le azioni e le obbligazioni di tutte le regioni e di tutte le categorie dipendono da elementi comuni come crescita, tassi d’interesse e politiche economiche solo per citarne alcuni.

La regola fondamentale rimane quella secondo cui i portafogli possono ottenere una più ampia diversificazione e quindi risultare più solidi in occasione di turbolenze dei mercati se investono in una pluralità di asset class (immobiliari, obbligazionarie o azionarie che siano).

Esistono però forme di investimento, non solo asset class, il cui andamento dipende da fattori o da forze realmente indipendenti da quelle che influenzano i mercati principali. Su queste forme di investimento si sta sempre più concentrando l’attenzione da parte di grandi investitori e di analisti.

Diventa sempre più cruciale inserire in portafoglio nuove o ulteriori classi di attivo che tendono a dimostrare la capacità di rimanere davvero decorrelate dai mercati nelle diverse fasi. Questo non è solo il caso di nuove strategie di arbitraggi o di controllo del rischio o di allocazione flessibile, ma anche di vere e proprie “nuove” asset class, come alcune aree appartenenti alla sfera dell’economia reale. A fianco dell’investimento immobiliare, si è aperto ad esempio un rinnovato interesse nei confronti di opportunità legate al mondo dell’arte e della produzione di vino pregiato, oppure si sono aperti spazi nuovi che comprendono l’investimento in impianti di produzione di energia o in infrastrutture e anche, come nel caso di La Française, la possibilità di investire in arbitrati legali internazionali tra aziende.

 

 

Contributo a cura del dott. Riccardo Ricciardi, Board Member di La Française International